Una domenica in tour del quartiere Garbatella

Questa settimana, prima del classico pranzo della domenica, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso dal solito che ci stimolasse anche l’appetito (non che ci serva, però…): una visita guidata del quartiere Garbatella.

Baluardo di Roma Sud reso celebre dalla serie tv i Cesaroni, anche apparsa sul grande schermo anche prima nei film di Nanni Moretti, Pasolini e molti altri, Garbatella è un quartiere che ultimamente ha acquisito un fascino tutto nuovo, grazie a vitalità e frenesia diurna e notturna.

Questo complesso di edilizia popolare pochi giorni ha compiuto il suo 101° compleanno: la prima pietra di Garbatella è infatti stata posata il 18 Febbraio del 1920 in piazza Benedetto Brin, dove simbolicamente inizia il nostro tour.

Piazza Benedetto Brin, con la targa posta in occasione della posa della prima pietra di Garbatella
I lotti ed il progetto di Garbatella

Garbatella è divisa in lotti a numerazione progressiva, identificabili ancora oggi da targhe sui muri, in cui erano spartiti i complessi di appartamenti che la compongono. Il quartiere si collocava all’interno di un progetto di edilizia popolare molto ampio: non solo la creazione di abitazioni per la classe operaia, ma un disegno che addirittura prevedeva che il sud di Roma sarebbe stato unito al Lido di Ostia tramite un sistema di canali e ferrovie, poi mai realizzate. A testimoniare l’idea originaria rimane anche la zona del Porto Fluviale.

Garbatella, infatti, era stata pensata come un borgo marinaro e in alcuni suoi angoli ce lo potrebbe ricordare.

Barocchetto romano e zone verdi: le case di Garbatella

Procedendo da piazza Brin, siamo subito affascinate dall’architettura delle case dei primi lotti, espressione, come ci spiega la nostra fantastica guida Mercedes, del “barocchetto romano”. Così è stato definito lo stile adottato dai giovani architetti che vennero incaricati di realizzare il progetto del quartiere: Giovannoni, De Rienzi, Marconi, Sabbatini. Il frequente uso di fregi e colonnine, di supporti e viste gotiche e dettagli in ferro battuto, ci ricordano quartieri più sfarzosi, come Coppedè. La grande differenza è nei materiali: nell’architettura popolare di Garbatella la fanno da padrone lo stucco e la calce, piuttosto che il marmo.

Stupendi i cortili al centro dei complessi di palazzi, a cui vengono destinati spazi enormi soprattutto nei primi lotti, e che sono occupati da vegetazione rigogliosa, gatti ben pasciuti, panchine e tavolini con tanto di sedie, e stenditoi, zone comuni per appendere i panni.

Le case così come progettate all’epoca, e che sorsero dove prima c’erano solo pascoli intorno a San Paolo fuori le mura, erano decisamente piccole, composte da 2 o 3 vani, spesso senza bagni. Questo soprattutto per alcuni dei lotti. Se si fa caso all’altezza ed alla distanza tra le finestre, inoltre, si nota che l’altezza dei soffitti era decisamente bassa, altro segnale della mancanza di sfarzo.

L’idea era che il quartiere fosse un luogo da vivere insieme, quindi come abbiamo visto grande spazio ai cortili tra i vari lotti.

Negli anni, Garbatella ha ospitato famiglie sfollate, e diversi dei suoi “figli” sono saliti agli albori della cronaca: molti di questi sono rappresentati in murales o targhe, come Enzo Staiola, Maurizio Arena, Gigi Proietti e molti altri.

Le attrazioni e gli edifici storici di Garbatella

Attraversiamo le vie del quartiere ed ammiriamo le principali attrazioni: il teatro Palladium, i vecchi Bagni Pubblici, la fontana Carlotta, via delle Sette Chiese, la scala degli Innamorati.

Lungo il nostro passaggio i murales di alcuni degli autori più quotati dei nostri tempi: Luis Gomez, Jerico, Shemo; spopolano anche i vessilli della AS Roma, che sembra l’unica squadra tifata in questa zona, gli stemmi sono su tutti i palazzi, anche quelli dall’aspetto più elegante.

Ci siamo rese subito conto che Garbatella è un enorme monumento a cielo aperto, in cui è possibile camminare e immergersi ed è impossibile guardarlo con distacco. Qualunque romano ci è stato almeno una volta per una passeggiata, un bicchiere di vino in una delle enoteche di quartiere, una cacio e pepe in una delle tante piazzette. Eppure è alzando lo sguardo mentre passeggiamo, con nelle orecchie la voce di Mercedes, che apprezziamo i parallelismi, il filo conduttore che lega insieme questo quartiere così attentamente disegnato studiato e progettato. C’è una filosofia di Garbatella, fatta da chi Garbatella la abita, dalle vecchiette che ci osservano dalle finestre, dai ragazzi che ci vedono entrare e curiosare nei cortili mentre portano a casa le pastarelle.

Si chiude infine il nostro tour in Piazza Carbonara, sede dei quattro Alberghi Suburbani: quattro costruzioni (Rosso, Bianco, Beige e Giallo) pensate per dare una casa temporanea alle centinaia di sfollati che Roma ospitava all’epoca a causa dei cambiamenti urbanistici che la interessavano. Questi alloggi, anche piuttosto controversi all’epoca, erano composti da 997 vani, e prevedevano spazi comuni, camerate e stanze per piccoli nuclei familiari. L’Albergo Rosso, decisamente il più imponente tra quattro, è dotato di una grande torre con orologio, che per molti anni segnò le 11:25, ora in cui venne colpito dai bombardamenti su Roma del marzo 1944.

Per informazioni sul tour potete visitare questa pagina Facebook oppure scrivere al 339 2147221.

Un pensiero su “Una domenica in tour del quartiere Garbatella

  1. Grazie mille Margherita. Conoscerti è stato un piacere, e leggere di quanto ti siano piaciute l’atmosfera e le storie di Garbatella è stato anche una lusinga . Che belle le tue foto!

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