3 giorni in Franciacorta tra cantine e ristoranti tipici

La regione vinicola del Franciacorta, è il sogno di ogni appassionato di vini, centro di eccellenza italiana e patria di uno dei vini italiani più conosciuti al mondo: un vino divertente, da occasione, da stappare in compagnia.  

In occasione del Franciacorta Festival, abbiamo passato qui un bel fine settimana. Ecco cosa abbiamo fatto.

La DOCG Franciacorta

Premessa doverosa: quando parliamo di Franciacorta facciamo riferimento a vini spumanti prodotti seguendo il metodo classico, in cui la seconda fermentazione avviene in bottiglia, al contrario del metodo charmat (quello del prosecco, per capirci) in cui avviene in autoclave.

Il metodo di produzione del Franciacorta è identico a quello dello champagne e di altri vini come il Cava, così come le uve di riferimento restano le stesse: Chardonnay (il più utilizzato), Pinot Bianco (a cui in Francia, pur potendolo utilizzare, viene favorito il Pinot Meunier) e Pinot Nero. 

Nella regione in provincia di Brescia sono state individuate sei macro tipologie di territorio in base, molto diverse tra loro pur trovandosi in un territorio relativamente piccolo (200 km quadrati circa). Non si possono più piantare altre vigne nella zona ed il disciplinare impone regole ferree sulla produzione per preservare la denominazione.

Itinerario

In 3 giorni abbiamo cercato di visitare quante più cantine (preferendo quelle relativamente piccole e meno inflazionate) e provare quanti più ristoranti possibili cercando di sopravvivere. 

Giorno 1  

Da Roma abbiamo preso l’Italo delle 8.25 per Brescia ed abbiamo affittato lì una macchina.  

In questo modo per le 13 siamo arrivate a Franciacorta Country Lodges, a Cazzago, la nostra base per questo fine settimana. Belle le stanze ricavate all’interno della scuderia dove viene ospitato anche il ristorante Palafreno.

Il primo stop è la cantina Corte Fusia, che sarebbe chiusa per prepararsi al Festival. Daniele e Gigi ci accolgono ugualmente e assaggiano con noi il loro Brut. Le parole d’ordine sono semplicità e acidità pulita, per un vino perfetto per un aperitivo. Proseguiamo poi con la riserva 2014 e col Satèn. Per essere classificato come Satèn, il Franciacorta deve avere solo 4 atmosfere e mezzo contro 6 degli altri. Sono quindi sempre vini più eleganti e meno aggressivi. Questo è favoloso.

  • Cosa fare in Franciacorta
  • Aperitivo al Palafreno a Cazzago
  • Cadebasi a Erbusco
  • Cena a Cazzago San Martino
  • Cena a Cazzago San Martino in Franciacorta

Dopo un ottimo bicchiere di vino con stuzzichini al Palafreno, per l’aperitivo seguiamo il suggerimento di andare da Cadebasi (dove volendo si può pure mangiare), ad Erbusco, dove troviamo una bella atmosfera ed un aperitivo ottimo. 

Seppur provate dal doppio aperitivo (a nostra discolpa non avevamo pranzato), riusciamo comunque ad andare a cena da Il Priore 1983. Elegante e raffinato, ha una terrazza meravigliosa dove mangiamo uovo e pasta con tartufo, oltre a dei tortelli di zucca che ci lasciano senza parole. Non è economico ma la spesa ci è sembrata giustificata. 

Giorno 2

È il primo giorno del secondo weekend di festival, quindi sappiamo già che troveremo eventi e movimento in giro. Tutto viene fatto con mascherine e tutte le accortezze del caso, ci siamo sentite sempre piuttosto sicure.

Iniziamo con Castello Bonomi, i cui vigneti sono racchiusi nel meraviglioso anfiteatro naturale del Monte Orfano, che li protegge dai venti freddi e impedisce il ricircolo di aria calda. Nel territorio, il più a sud della zona, sono stati individuati 22 cru, appezzamenti con caratteristiche differenti e quindi con diverse caratteristiche di maturazione e vendemmie. Assaggiamo il CruPerdu Riserva 2009, il Dosaggio Zero 2010 ed il Rosè.

Proseguiamo poi con La Manega, una bellissima tenuta circondata da un giardino dove sono stati disseminati i tavoli per le degustazioni. Il vigneto su cui affaccia si sviluppa su terrazze. Beviamo un Satèn con un perlage estremamente fine, che a bere sembra quasi cremoso profumato di frutta fresca ed agrumi, sapido come da caratteristica dei vini di questo territorio. Poi il Brut, che si differenzia non solo per la tipica bolla più violenta, ma anche da un profumo speziato e intenso, ed il Riserva 2011.  

  • Degustazioni in Franciacorta
  • Visita di cantine in Franciacorta
  • Tour cantine in Franciacorta
  • Tour enogastronico in Franciacorta
  • Degustazione di vino in Franciacorta
  • Dove cenare in Franciacorta
  • Cena in Franciacorta

L’ultima cantina della giornata è Barone Pizzini, una vera istituzione in zona, producendo il primo Franciacorta Biologico certificato secondo il Regolamento Europeo. Cantina molto scenografica ed all’avanguardia, c’è un impianto fotovoltaico ed un sistema di recupero di energia dal terreno, oltre ad essere stati impiegati materiali rinnovabili per la costruzione della cantina. Nella bella sala vetrata affacciata sulle vigne assaggiamo l’Animante, l’extra brut che rappresenta l’anima di questa cantina, il  Satèn, il Rosè Edizione 2016, ed il Tesi Due, esperimento a base di erbamat, vitigno autoctono dalla maturazione tardiva.

Dopo una quanto mai utile pausa per riposarci ci dirigiamo verso la nostra cena a l’Osteria della Villetta, uno dei momenti più belli del fine settimana.
Eletta miglior trattoria d’Italia nel 2019, già la facciata suggerisce un posto al di là del tempo. L’interno è arredato con cura (bellissima la lavagna con su scritto il menu!) e molto accogliente. Beviamo un Majolini Brut Electo 2011
(uno dei vini che ci è piaciuto più) e proseguiamo con vitello tonnato, lasagne e piatto tipico dell’osteria: polpetta, involtino di verza e guanciale di manzo in salsa verde. Atmosfera di casa, grazie soprattutto a Maurizio e Grazia che si fermano a chiacchierare con noi e a raccontarci la storia della loro Osteria e dei loro progetti legati a vino e non solo, come quello di beneficenza del Terzo Paradiso

Giorno 3

Iniziamo il nostro ultimo giorno in Franciacorta in bellezza, con una visita guidata di Le Marchesine, che fa dello studio del terroir la chiave del suo successo.

Nel centro geografico della Franciacorta, qui arrivano le correnti fredde della Val Canonica che vengono mitigate dal Lago d’Iseo, creando una zona molto favorevole alla coltivazione delle vigne. Visitamo la loro splendida cantina, che stanno proprio in questo periodo ampliando, prima di assaggiare insieme a Loris, fondatore dell’azienda, alcuni tra i vini più interessanti, tra cui ci colpisce il Franciacorta Brut Blanc De Noir Millesimato. È poco comune trovare in questa zona, perlopiù coltivata a Chardonnay, un vino fatto con solo uve di Pinot Nero, che però può dare grandi soddisfazioni: questo è fresco e deciso, e lascia in bocca un sapore un po’ balsamico. Oltre a questo, immancabile l’assaggio del Secolo Novo Millesimato 2011, che ha fatto guadagnare a Le Marchesine i 3 bicchieri del Gambero Rosso. Andiamo via incantate dall’attenzione alla purezza ed ai sapori veri del vino e del territorio.

  • Visita di cantina in Franciacorta
  • Cenare a Brescia
  • La Madia a Brione
  • Pranzare in Franciacorta

Per chiudere in bellezza il nostro viaggio, dopo aver ripreso la macchina ed avvicinandoci verso Brescia, da dove ripartiremo, ci fermiamo a pranzare a La Madia, a Brione. Avevamo sentito pareri contrastanti su questo ristorante, quindi siamo arrivate piene di curiosità, e non siamo state deluse. Il menu cambia ogni 2 settimane circa, la carta dei vini è un librone da sfogliare con i guanti. A pranzo si può scegliere tra 2 menù fissi (10 portate a 45 € o 7 portate 38 €, vino e caffè esclusi). Noi optiamo per quello da 7. Seppur tutti originali e spiegati con dovizia di particolari durante il servizio, non tutti ci piacciono, ad esempio adoriamo i casoncelli di monte, ma la “in-salata” (servito a fine pasto, un mix di semifreddo alla burrata e all’insalata) non convince tutti. Di certo si tratta di un’esperienza gastronomica, in quanto parliamo a lungo di cosa abbiamo mangiato, commentandolo insieme, che poi è il bello di sperimentare in cucina.


Finiamo il pranzo, ed il weekend, decisamente più appesantite. Non solo perchè abbiamo mangiato e bevuto senza freni, ma anche perché a Roma con noi son tornate tutte le bottiglie fisicamente trasportabili. 

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